Lombok, il terremoto delle coscienze

9 agosto 2018|Bali

Il 5 agosto un violento terremoto ha fatto tremare l’isola di Lombok. La scossa di magnitudo 7.0 è stata talmente intensa da farsi sentire fino a qui, a Bali.

Siamo subito corsi fuori dalle nostre stanze, mentre l’acqua fuoriusciva della piscina, e i cani abbaiavano furiosi, e quella dozzina di secondi sembrava non finire mai. È bastato poi guardarci negli occhi per recuperare la serenità. È bastato sapere che stavamo tutti bene, e che questa nuova scossa sarebbe finita presto.

terremoto a lonbok 5 agosto

Siamo andati a dormire con le prime immagini di distruzione che arrivavano da Lombok e dalle isole Gili. Uno scenario che mi ha subito ricordato i cinque mesi trascorsi in Nepal a fare volontariato, dopo il terribile terremoto del 2015. Le case distrutte, la polvere, le storie drammatiche, la morte. E quella strana sensazione, quel sentirci piccoli e fragili davanti alla potenza della Natura. Una sensazione con cui impari a convivere. Più o meno.

Dalla sera del terremoto ho continuato a tradurre senza sosta i comunicati stampa ufficiali del Dipartimento di Gestione delle Emergenze, alla ricerca di informazioni attendibili, aggiornate, verificate. I giornali sembravano impazziti, un continuo di errori, imprecisioni, false notizie. Qualcuno ha confuso Lombok con Bali, altri continuavano a parlare di allerta tsunami quando ormai il pericolo era rientrato da ore. Errori nel numero di morti. Errori nel geolocalizzare gli eventi. Errori nel dare visibilità alle notizie o ai dettagli più inutili e sbagliati.

agi terremoto lombok

Poi ai giornalisti mediocri si è aggiunta anche l’inettitudine dell’essere umano che, anche nel momento del dolore, non perde tempo per intasare il web di parole inutili, aride e inopportune. Sui social media leggo che qualcuno dall’Italia parla di “vacanza rovinata”, lamentandosene ancora prima di essere partito. La gente è furiosa perché non sa se prendere il volo o meno. “Sono mesi che programmo questo viaggio”
“Sai quanti soldi rischio di buttare via?”
“Che senso ha venire a Bali se non posso visitare le isole Gili?”
“Che situazione di merda”, commentano. E intanto, quaggiù, scorrono numeri e sangue.

131 morti.
1.470 feriti.
Oltre 156.000 sfollati.
42.239 case danneggiate.
4.636 persone evacuate dalle isole Gili.

raccolta fondi lombok

Partecipa alla raccolta fondi attivata in loco da residenti italiani e indonesiani.

Con quale coraggio ci si lamenta di una vacanza rovinata, di fronte alla gente che muore? Cosa diavolo ci è mai successo, per ritrovarci a commentare su Facebook la noia di aver dovuto disdire le Gili e pagare una penale, mentre c’è ancora gente sotto le macerie?

Cosa ci hanno mai insegnato L’Aquila, Mirandola, Amatrice, e tutti i disastri vissuti in Italia, una delle nazioni a più alto rischio sismico in Europa?

corriere video terremoto lombok

Continue imprecisioni da parte dei giornalisti.

Forse un terremoto a casa nostra, nel “primo mondo”, ci fa meno paura, perché ci sentiamo più protetti. Non sarebbe meglio allora rimanerci, a casa propria, anziché pianificare viaggi dall’altra parte del mondo ed essere così fortunati da sopravvivere per poi lamentarsi delle proprie vacanze rovinate?

Ho sentito persone pensare ai soldi perduti dietro la cancellazione di un volo, o di un pernottamento. Persone che non si sono preoccupate del fatto che c’è chi di soldi ne ha persi molti di più, ritrovandosi senza casa, forse senza lavoro. E magari anche senza persone care, per le quali non c’è denaro che possa avere lo stesso valore.

Quando si tratta di farci le vacanze a cinque stelle a poco prezzo, i paesi del cosiddetto “Terzo Mondo” come l’Indonesia ci fanno proprio comodo. Non tolleriamo, però, che essi non sappiano gestire le emergenze con i nostri stessi standard. Non ammettiamo il fatto che ci possano voler giorni a terminare le procedure di evacuazione. Troviamo inconcepibile che un paese che vive ogni anno terremoti ed eruzioni vulcaniche possa arrancare nel riprendersi da ogni singolo disastro. Tutto questo quando in Italia, tuttora, interi paesi sono ancora un cumulo di macerie.

Cosa ci è mai successo, per portarci a smettere di provare empatia per il dolore altrui? Mi chiedo come sia possibile, davanti a scenari di terrore e morte, non sentire la minima impellenza di stare semplicemente in silenzio. Mi interrogo sul comportamento di molti giornalisti, sempre a caccia di titoli d’impatto, allarmismi, frasi ambigue che generano solo ansia e confusione. Mi mancano le parole per descrivere la mia amarezza.

Se cambiare i piani di una vacanza ci fa diventare così insensibili; se la disperazione di un popolo spaventato ci porta a dire “indonesiani poco ospitali”; se l’essere sopravvissuti diventa un atto dovuto più che un miracolo, non so cosa dovrei più aspettarmi da questa umanità.

gazzettino terremoto lombok

Ennesimo articolo pieno di gravi inesattezze.

Continuo ad ascoltare la mia coscienza. A cercare di diffondere informazioni veritiere, di portare rispetto per il dolore altrui, di aiutare come posso. E spero con tutta me stessa di non dimenticare la rabbia che provo in questo momento, ma soprattutto l’empatia per chi è sopravvissuto, dimostrando riconoscenza e comprensione, e rispetto e silenzio per chi, purtroppo, non ce l’ha fatta.

[La sintesi dei comunicati tradotti giorno per giorno la si può trovare a questo link.]

——————- AGGIORNAMENTO —————————-

Ho deciso di riportare qui un commento che mi sono trovata a fare sui social, perchè penso sia doveroso spendere due parole in più. Quelli che trovate qui sono fatti reali aggiornati alla mattina dell’11 agosto 2018.

I fatti dicono che sono morte 387 persone, oltre 13.000 feriti e circa 390.000 rifugiati fra Lombok e le isole Gili. Nessun turista è rimasto ucciso.

I fatti dicono che oltre 8000 persone sono state evacuate dalle isole in soli due giorni, nonostante l’alta stagione e, soprattutto le onde alte degli ultimi mesi. Specifico: le onde sono state INASPETTATAMENTE più alte del solito per via di una forte tempesta che si è sviluppata nell’Oceano Indiano, abbinata alla luna piena e all’eclissi. Nessun maremoto né connessioni con il terremoto. Le fast boat dirette per le Gili sono state interrotte verso la metà di luglio, proprio per la sicurezza delle persone. Sono rimaste attive tutte le altre.

Le Gili sono state completamente evacuate. Essendo delle isole piccole e tra l’altro, prive di acqua potabile (a parte Gili Air), è normale che in questo stato il governatore abbia preso questa decisione. Lombok rimane “operativa” perché, di fatto, il disastro è concentrato nella parte Nord. Per intenderci: da nord a sud dell’isola ci sono circa 80 chilometri, poco meno della stessa distanza da Bali. Chiudere un’intera isola non avrebbe avuto senso. Non più che chiudere l’intera Indonesia. O chiudere tutto il Lazio dopo Amatrice, insomma.

Sempre i fatti dicono che c’è stata un terremoto di magnitudo 7.0, seguito da 451 scosse di assestamento, di cui 20 percepite (con una magnitudo compresa fra 3 e 6.1).
Lo stato di emergenza è stato dichiarato da tempo, non ricordo il giorno esatto ma stiamo parlando di uno o due giorni dopo il terremoto. Ed è di stamattina la notizia che il governo ha deciso di prorogarlo fino al 25 agosto. Prima di venire in Indonesia e diffondere giudizi personali sulla gestione delle emergenze senza averne le competenze, sarebbe bene informarsi un attimo. Parliamo di dati accessibili a chiunque, come alla sottoscritta.

Nel 2017 l’Indonesia (che conta 17.058 isole, con tutti i conseguenti problemi logistici) ha dovuto fronteggiare 2341 disastri naturali: idrologici, meteorologici, sismici, vulcani, etc. Il numero totale di morti è di 377 vittime.

indonesia emergenze 2017

Prima di sparare sentenza sull’inefficienza di un sistema di gestione delle emergenze, sarebbe bene approfondire il contesto generale. E ricordarci che questo è ancora terzo mondo, nonostante i resort e le location da mille e una notte.

Una buona alternativa è anche quella di fare silenzio, se non si hanno le competenze né tantomeno dati obiettivi alla mano.

A Bali ci sono ancora 1500 sfollati per le due eruzioni vulcaniche dell’Agung, quella di dicembre e quella del mese scorso. Allego uno screenshot di stamattina da cui è possibile evincere la situazione dei vulcani e dei terremoti in Indonesia: è così ogni giorno da sempre, non a caso siamo sull’Anello di Fuoco.

vulcani indonesia 2018

Apro una piccola parentesi personale. Sono stata in Nepal come volontaria nel 2015 dopo il terremoto del 25 aprile. 9.000 morti. Questo non fa di me un’esperta, ma ho visto con i miei occhi cosa significa “gestione delle emergenze” in un paese totalmente impreparato per farlo. In quel caso era stato dichiarato lo “stato di calamità naturale” con un grande dispiego di forze internazionali. E in quell’occasione ho visto anche, lasciatemelo dire, quanto molte organizzazioni internazionali spesso non solo non diano alcun contributo reale, ma lucrino sulle disgrazie. Mi permetto di far presente che anche allora non era stato attivato nessun blocco agli ingressi nei confronti del Nepal, ma soltanto un’allerta e un invito a rimandare la partenza, avviso che vedo anche oggi presente sul sito della Farnesina.
Ricordo che stiamo parlando di un rischio che, tra l’altro, è imprevedibile sia nel suo accadere che nelle sue evoluzioni, qui così come in Italia, o in Giappone, o ovunque nel mondo.

In conclusione, vi pregherei di non giudicare le scelte del governo indonesiano. Non abbiamo i mezzi né le conoscenze per poter valutare. Io per ora vedo che c’è gente sotto le macerie, che ci sono militari e volontari attivi da sette giorni, che il bilancio delle vittime sale ogni giorno ma, per fortuna, siamo ben lontani dai numeri di altri paesi.
Per favore, smettiamola di affidarci alle notizie trovate “online”, senza fare alcuna verifica approfondita. Impariamo a distinguere gli sciacalli e gli approfittatori dalla popolazione, a non generalizzare, a non sparare sentenze su cose ben più grandi di noi senza, peraltro, conoscere una storicità di eventi di cui non possiamo essere consapevoli in soli 15 giorni di vacanza (o men che meno io, in un anno e mezzo di vita quaggiù).

Spero di aver contribuito a fare un po’ di chiarezza.

Link con la traduzione in italiano dei comunicati ufficiali del Dipartimento per la Gestione delle Emergenze: https://goo.gl/fX2ChH

About Nina

Il mio primo cliente mi definì una "copy entusiasta". Da allora, mi piace portarmi questa definizione sulle spalle in ognuno dei lavori che mi vede coinvolta. Web Writer, SEO copywriter ed esperta di contenuti per il web: dai blog ai siti istituzionali, dalla scrittura di testi per landing page fino alla redazione di schede prodotto per e-commerce. Mi occupo di comunicazione e marketing dal 2008, inseguo esperienze di vita e giro il mondo portando nello zaino il mio computer e tanto, tanto entusiasmo.