Dietro le quinte #1: la transitorietà del nomade digitale

18 luglio 2018|Nomadismo Digitale

Persino gli esquimesi hanno scritto di quanto sia bello lavorare online e viaggiare per il mondo. E non potrebbe essere altrimenti, voglio dire. Ma c’è anche un lato meno scenografico di questa vita da nomade digitale, e voglio raccontarlo dal mio personalissimo punto di vista. Inauguro oggi questa piccola serie di articoli dal nome “Dietro le quinte“, per raccontare gli aspetti meno patinati e più complessi di questa scelta di vita.

Il nomade digitale, un po’ Tomb Raider un po’ Fantozzi

La vita da nomade digitale si fonda su un principio basilare: transitorietà. Chi sceglie questo tipo di vita, di solito lo fa per tenersi aperte delle possibilità. Cambiare luogo, abitudini, casa: tutto diventa molto più semplice quando si sceglie di vivere fuori dai binari.

lato oscuro nomade digitale

Bada bene: ho detto semplice, non facile. Fare i conti con continui mutamenti è molto più difficile di quel che si potrebbe pensare, soprattutto all’inizio. Senza voler fare discorsi troppo profondi e introspettivi, già la caccia a una connessione internet diventa spesso un’avventura mica da ridere. Ci si ritrova a saltellare come Lara Croft fra stanze condivise, appartamenti, coworking e caffé alla ricerca di una sola cosa essenziale: una WiFi decente. Ebbene, la prima lezione che riceve un nomade digitale agli inizi del suo percorso riguarda proprio questo, la relatività.

Far corrispondere il tuo concetto di “Wi-Fi decente” con quello dei titolari delle guest-house, della reception dell’albergo o del proprietario del tuo chiringuito di fiducia è un’impresa a dir poco titanica. Quella che ti avevano descritto come “la miglior WiFi di tutto il paese” a malapena carica la home page di Google, lasciandoti nella più totale disperazione. Finché poi non scopri che non ti avevano mentito:

era DAVVERO la migliore connessione di tutto il paese.

Così scegli di lavorare in una caffetteria tanto carina che hai scoperto il giorno prima e che – bada bene – pare avere un’ottima WiFi. Arrivi, ti siedi, ordini da bere, attacchi la spina. E nel momento in cui accendi il laptop scopri che (qual fortuna) il più grande gruppo Heavy Metal filippino ha deciso di suonare lì. Nel tuo ristorante. Accanto al tuo tavolo. Proprio quando hai programmato la tua Skype. E lì scopri che da Lara Croft a Fantozzi non c’è poi tutta questa distanza.

nomade digitale fantozzi

By LaPresse [Public domain or Public domain], via Wikimedia Commons

E che dire degli hard disk che si rompono, i computer che crashano e i vari cavetti e auricolari che si disintegrano così, senza apparente motivo. A furia di scrivere al computer e andare di mouse, poi, hai collezionato:

  • il gomito del tennista
  • la tendinite del sarto
  • la lombosciatalgia di Sisifo
  • la sciatica della nonna Gina.

In tutto questo caos delirante tu devi sviluppare il tuo lavoro, trovare clienti, studiare, rispettare le consegne, promuoverti e fare networking. Devi ricordarti anche di dormire una manciata di ore qua e là (sempre ammesso che il gruppo metal filippino lo consenta), cercare di mangiare sano ed evitare di farti fregare il bagaglio sui treni.

Ah, dimenticavo: dovresti anche goderti il viaggio. Non era questo il bello del nomadismo digitale?

Per quel che mi riguarda, la risposta è no.

nina e giuse

I miei 36 anni festeggiati su di un pullman scalcagnato in Gujarat. La felicità.

La verità è che, in fondo, questo continuo danzare sugli imprevisti e sulle WiFi diversamente veloci, questo dover fare i conti ogni volta con luoghi, culture, lingue e abitudini diverse, ti apre la mente. Inizi a scoprire che non è poi così male, questa vita precaria. E che non importa se domani avrai una Skype con quaranta ballerine di macarena sullo sfondo, o se dovrai scrivere di neuromarketing in una tenda nel deserto del Moab. I tuoi clienti vogliono te, per quello che sei. Ballerine di macarena incluse.

La precarietà ti insegna a dare valore alle piccole cose, a te stesso e alla vita, nonché a rimanere concentrato sul tuo presente. Scegliere di vivere da nomade significa iniettare nella propria esistenza una dose giornaliera di movimento, sfida e stimoli costanti.

Significa scegliere con consapevolezza di accettarne tutte le conseguenze, sia quelle perfette da postare su Instagram sia quelle amare che ti stringono il cuore.

E all’improvviso ti accorgi che, nonostante la tendinite, i noodles e i galli balinesi, alla fine delle tue giornate conservi ancora il tuo sorriso. Lo stesso sorriso che sarà lì, pronto ad aspettarti domattina, al tuo risveglio.

About Nina

Il mio primo cliente mi definì una "copy entusiasta". Da allora, mi piace portarmi questa definizione sulle spalle in ognuno dei lavori che mi vede coinvolta. Web Writer, SEO copywriter ed esperta di contenuti per il web: dai blog ai siti istituzionali, dalla scrittura di testi per landing page fino alla redazione di schede prodotto per e-commerce. Mi occupo di comunicazione e marketing dal 2008, inseguo esperienze di vita e giro il mondo portando nello zaino il mio computer e tanto, tanto entusiasmo.